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Con il rinnovabile si risparmia fino al 40%, in questo periodo di crisi, molti tendono a passare alla combustione di legname. Pro o Contro?

Calano le temperature, si apro­no le caldaie e aumentano le bollette. Da giove­dì scorso, per legge, è possibile accendere il ri­scaldamento. I termosifoni potranno restare accesi fino a 14 ore al giorno e fino al 15 aprile contribuendo ad aggravare i bilanci delle fami­glie. E visto che in Italia il prezzo del gasolio da riscaldamento è a livelli record rispetto a tutta Europa (1.068 euro al litro contro 0.696 della media dei Paesi dell'Unione) a soffrire di più saranno coloro che non utilizzano combustibi­li più economici e innovativi. Ne sanno qualcosa quelle famiglie, e sono sempre più numerose, che hanno abbattuto la spesa per riscaldarsi del 40% preferendo al me­tano e al gasolio, legna o pellet. Quest'ultimo in particolare, per via della facilità di stoccag­gio e per l'autonomia e programmabilità del­l'impianto. «Non a caso nel 2008 in Italia si so­no prodotte 700.000 tonnellate di pellet. E il 70% tra Veneto, Friuli e Lombardia», spiegano all'Aiel, l'associazione italiana per le energie agroforestali che ha sede a Legnaro, nel Pado­vano. «Tuttavia la produzione nazionale copre solo il 53% del fabbisogno interno che è pari a 1.200.000 tonnellate. Quindi l'Italia è costretta a importare, soprattutto dall'Austria, ben 250.000 tonnellate annue». A livello nazionale - purtroppo non esistono dati concreti divisi per singole regioni - nel 2007 erano 4.400.000 le stufe e i caminetti, di cui 740.000 quelle a pellet. Un dato questo che colloca l'Italia come il maggior mercato in Europa con un incre­mento delle vendite da un anno all'altro del 60%. Al di là di questo, analizziamo ora i risparmi portati dal metano e dalla legna utilizzata come combustibile.Considerando un'abitazione di circa 100 metri quadrati, l'uti­lizzo del pellet comporta un costo di circa 600 euro a stagione, contro i 990 del riscaldamen­to a metano, i 1.800 euro del gpl e gli oltre 2.000 del gasolio. Quasi sconosciuto fino a po­chi anni fa, oggi il pellet è il combustibile più gettonato. Viene ricavato dalla legna vergine essiccata e poi compressa in forma di piccoli cilindri. Grazie alla pressatura, il potere calori­fico raddoppia rispetto al legno. Tuttavia, coloro che scelgono di utilizzare il pellet o caldaie a legna volontariamente o involontariamente, inquinano meno l'ambiente rispetto a coloro che bruciano metano e gasolio. Quindi è molto più conveniente per l'ambiente e per il nostro futuro, quando il petrolio sarà esaurito, utilizzare il meno possibile questi carbonfossili. Bisogna favorire nello stesso tempo l'ingresso del fotovoltaico che sfrutta un energia destinata all'entropia, ovvero la luce e il calore solare. Tornando al discorso precedente ribadisco che il futuro per il risparmio sia delle famiglie che delle strutture pubbliche è la cal­daia a legno, pellet o cippato che dà calore ai termosifoni, scalda l'acqua, accende la fiamma nelle cucine. Si tratta di strutture tecnologica­mente avanzate, con l'informatica che ne go­verna i processi e possibilità di essere caricate una sola volta al giorno. Una caldaia di questo genere, con una rete di teleriscaldamento ade­guata - perfetta per un condominio, ma anche per un Comune, una palestra, una scuola - per­mette di abbattere i costi anche del 60%. Il Piemonte come la lombardia e il veneto si stanno muovendo su questa strada, sebbene con esperienze ancora sporadiche. Cal­daie di questo tipo sono state installate da una scuola di Candiana, nel Padovano, dal Comune di Fregona nel trevigiano fino all'abbazia di Praglia dove da un paio d'anni i Benedettini hanno messo a punto un invidiabile sistema di teleriscaldamento, il Piemonte invece si muove molto di più sull'utilizzo di fonti inesauribili quali il vento, il sole e il legname.

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File:Photovoltaic panel at the National Solar Energy Center in Israel.jpg

 

Energia rinnovabile

Se la definizione in senso stretto di "energia rinnovabile" è quella sopra enunciata, spesso vengono usate come sinonimi anche le locuzioni "energia sostenibile" e "fonti alternative di energia".
Esistono tuttavia delle sottili differenze:

  • Energia sostenibile è una modalità di produzione ed uso dell'energia che permette uno sviluppo sostenibile: ricomprende dunque anche l'aspetto dell'efficienza degli usi energetici.
  • Fonti alternative di energia sono invece tutte quelle diverse dagli idrocarburi cioè non fossili.                                                                                                                                  Alla luce di ciò, non esiste una definizione univoca dell'insieme delle fonti rinnovabili, esistendo in diversi ambiti diverse opinioni sull'inclusione o meno di una o più fonti nel gruppo delle "rinnovabili". Secondo la normativa di riferimento italiana, vengono considerate "rinnovabili":

 

 

 

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I pannelli a celle fotovoltaiche.

Impianti fotovoltaici a isola

Questa famiglia identifica quelle utenze elettriche isolate da altre fonti energetiche, come la rete nazionale in AC, che si riforniscono da un impianto fotovoltaico elettricamente isolato ed autosufficiente.

I principali componenti di un impianto fotovoltaico a isola sono generalmente:

  • Campo fotovoltaico, deputato a raccogliere energia mediante moduli fotovoltaici disposti opportunamente a favore del sole;
  • Regolatore di carica, deputato a stabilizzare l'energia raccolta e a gestirla all'interno del sistema;
  • Batteria di accumulo, deputata a conservare l'energia raccolta in presenza di irraggiamento solare per permetterne un utilizzo differito da parte dei carichi elettrici.
  • Inverter, deputato a convertire la tensione continua (DC) in uscita dal pannello (solitamente 12 o 24 volt) in una tensione alternata (AC) più alta (solitamente 110 o 220 volt)

Il campo fotovoltaico in genere impiegato per gli impianti ad isola è ottimizzato per una specifica tensione di sistema, decisa solitamente in fase di progettazione del sistema stesso. Le tensioni più utilizzate sono 12 o 24 V. Conseguentemente, essendo la maggior parte dei moduli fotovoltaici in commercio a 12 o 24 V, le stringhe elettriche che formano il campo sono molto corte, fino al limite del singolo modulo per stringa. In quest'ultimo caso, in pratica, il campo fotovoltaico è costituito da semplici paralleli elettrici tra moduli, occasionalmente dotati di diodi.

Il regolatore di carica ha tra le sue funzionalità più tipiche quelle di:

  • stacco del campo fotovoltaico dalla batteria in caso di tensione inferiore a quello utile a quest'ultima, come ad esempio dopo il tramonto;
  • stacco del campo fotovoltaico dalla batteria in caso di ricarica totale di quest'ultima;
  • stacco dei carichi elettrici dalla batteria in caso di scarica profonda di quest'ultima (batteria ormai esaurita).

L'accumulatore è in genere costituito da monoblocchi, o elementi singoli specificamente progettati per cariche e scariche profonde e cicliche. Non sono in genere impiegati accumulatori per uso automobilistico, che pur funzionando a dovere vengono rapidamente esauriti nelle prestazioni a causa della gravosità di questo impiego.

Impianti fotovoltaici connessi alla rete.

Questa famiglia identifica quelle utenze elettriche già servite dalla rete nazionale in AC, ma che immettono in rete la produzione elettrica risultante dal loro impianto fotovoltaico, opportunamente convertita in corrente alternata e sincronizzata a quella della rete.

I principali componenti di un impianto fotovoltaico connesso alla rete sono:

  • Campo fotovoltaico, deputato a raccogliere energia mediante moduli fotovoltaici disposti opportunamente a favore del sole;
  • Inverter, deputato a stabilizzare l'energia raccolta, a convertirla in corrente alternata e ad iniettarla in rete;
  • Quadristica di protezione e controllo, da situare in base alle normative vigenti tra l'inverter e la rete che questo alimenta.
  • Componente spesso sottovalutata, i cavi di connessione, che devono presentare un'adeguata resistenza ai raggi UV ed alle temperature.

I vari gestori di rete sono chiamati dalla vigente normativa italiana a fornire il servizio di net metering a titolo gratuito, fatte salve le spese di gestione, che si concretizzano in genere nel canone annuo di locazione di un contatore piombabile, dedicato esclusivamente alla misurazione dell'energia elettrica prodotta, e connesso a quello di consumo per permettere di autoconsumare sul posto, iniettare in rete o prelevare dalla rete l'energia in modo trasparente.

Questo tipo di impianti, grazie alle incentivazioni stabilite dai paesi ratificanti il Protocollo di Kyōto, e concretizzatesi in Italia con il cosiddetto Conto energia, hanno avuto un aumento esponenziale di applicazioni

Caratteristiche di un impianto

La potenza nominale di un impianto fotovoltaico si misura con la somma dei valori di potenza nominale di ciascun modulo fotovoltaico di cui è composto il suo campo, e l'unità di misura più usata è il chilowatt picco (simbolo: kWp).

La superficie occupata da un impianto fotovoltaico è in genere poco maggiore rispetto a quella occupata dai soli moduli fotovoltaici, che richiedono, con le odierne tecnologie, circa 8 m² / kWp ai quali vanno aggiunte eventuali superfici occupate dai coni d'ombra prodotte dai moduli stessi, quando disposti in modo non complanare. Da osservare che ogni tipologia di cella ha un tipico "consumo" in termini di superficie, con le tecnologie a silicio amorfo oltre i 20 m² / kWp. Negli impianti su terreno o tetto piano, è prassi comune distribuire geometricamente il campo su più file, opportunamente sollevate singolarmente verso il sole, in modo da massimizzare l'irraggiamento captato dai moduli. Queste file vengono stabilite per esigenze geometriche del sito di installazione e possono o meno corrispondere alle stringhe, ovvero serie, elettriche stabilite invece per esigenze elettriche del sistema.

In entrambe le configurazioni di impianto, ad isola o connesso, l'unico componente disposto in esterni è il campo fotovoltaico, mentre regolatore, inverter e batteria sono tipicamente disposti in locali tecnici predisposti.

La prassi vuole che gli impianti fotovoltaici vengano suddivisi per dimensione in 3 grandi famiglie, con un occhio di riguardo soprattutto a quelli connessi alla rete:

  • Piccoli impianti: con potenza nominale inferiore a 20 kWp;
  • Medi impianti: con potenza nominale compresa tra 20 kWp e 50 kWp;
  • Grandi impianti: con potenza nominale maggiore di 50 kWp.

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